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PERCHÉ PEDALARE CONTROMANO NON È MAI UNA BUONA IDEA

ALTRI SPORT 11/02/2020


PERCHÉ PEDALARE CONTROMANO NON È MAI UNA BUONA IDEA
Psicologi dello Sport


Sempre più spesso si sente parlare della possibilità, istituzionalizzata e sdoganata anche attraverso norme formali recepite nel CdS, di viaggiare contromano per i velocipedi, imitando misure simili sperimentate in paesi nordici, in cui la viabilità eco-friendly è un fatto culturale, oltre che normativo.



Anche l’European Transport Safety Council spinge in tal senso e la normativa italiana l’ha già recepita mettendo tuttavia una notevole quantità di limitazioni, come la misura minima della sede stradale e la presenza di apposita segnaletica, che la rende di fatto (almeno per ora) poco praticabile.
L’organismo europeo adotta l’assunto teorico che è più rischioso interrompere il flusso di traffico piuttosto che far percorrere delle strade in senso inverso rispetto, teoria che può sicuramente trovare fondamento in zone del mondo dove è massiccia la presenza di velocipedi, ma non certo dove – per quanto in crescita frammentata come sul nostro territorio – rimane comunque un fatto sporadico.

Come spesso accade la differenza di visioni è diventata diatriba, poi scontro fra chi vuole privilegiare il traffico dei mezzi due ruote e chi lo vuole limitare, condizione che – immaginiamo – ai nordici è per lo più sconosciuta. Peraltro, chi si oppone a tale misura, facendo sue teorie tutt’altro che banali, viene accusato di addirittura catastrofismo. Discorso non interessante, se non per dimostrare che nel fenomeno stradale prevale la componente sociale su quella tecnica.

I motivi, in realtà – almeno nel nostro suolo, con le nostre strutture e in una cultura in cui le regole formali soccombono a quelle informali – sono numerosi. Ma ve ne sono alcuni poco visibili che quasi mai vengono presi in considerazione proprio perché sono poco visibili. Sarebbe come dire: come faccio a sapere se non ho visto un oggetto se non l’ho visto? Così il fatto di non aver consapevolezza di non averlo notato rafforza la convinzione di poterlo fare.

Il nostro sistema nervoso coglie le informazioni ambientali in modo grossolano e adottando semplificazioni che possono contare su strategie di correzione, ma scarsamente efficaci quando gli oggetti viaggiano a velocità superiori a quelle naturali. Le aspettative si basano si stereotipi filogenetici ed esperienze ontogenetiche e conducono a raccogliere gli stimoli ambientali. Se in questo momento state fissando questo testo, il sistema cognitivo esclude dalla percezione una quantità di oggetti che compaiono nel campo visivo. La ricerca di informazioni è basata su aspettative: cogliamo ciò che ci aspettiamo ed escludiamo ciò che non è coerente con le nostre aspettative.

Chi si aspetterebbe un oggetto in movimento in flusso contrario rispetto a ciò che normalmente ci aspettiamo in una strada a senso unico?

Rischieremmo di notarlo con un notevole ritardo che andrebbe ad aggravare l’inaccuratezza della percezione, creando condizioni di pericolo.

Durante le nostre attività formative dimostriamo che in condizioni di assoluta normalità non siamo in grado di cogliere tutti gli stimoli ambientali e che il sistema nervoso non distingue secondo i significati che noi attribuiamo agli oggetti: in altre parole anche un grosso camion può risultare per noi trasparente che la nostra attenzione è impegnata altrove, anche se l’oggetto compare nel nostro campo visivo. E siamo pertanto in grado di dimostrare fra la sorpresa dei partecipanti che quando aspettative e realtà non coincidono, non modifichiamo le aspettative, ma modifichiamo la realtà.

Per questo motivo informiamo i nostri corsisti che è preferibile farsi trovare esattamente dove gli altri si aspettino di trovarci, confermando le loro aspettative, non confidando sulla possibilità che vengano corrette, poiché la rapidità con cui si muovono gli oggetti in ambiente di traffico non lo consente.

Così come dimostriamo che questi meccanismi non possono in nessun modo essere corretti aumentando il livello di attenzione. Anche se crediamo di essere in grado di farlo.

È pertanto possibile che all’interno di territori e culture dove la presenza di velocipedi è un fatto costante e incorporato nelle regole percettive, le aspettative degli utenti siano in grado di anticipare i comportamenti degli altri attori sociali creando regole informali che garantiscono adeguate condizioni di sicurezza. Dove tali condizioni rappresentano un fatto sporadico e non prevedibile, le aspettative creano previsioni differenti e i meccanismi di correzione non sarebbero in grado di modificare la rappresentazione cognitiva conseguente, vista la rapidità di movimento e modificazione dell’ambiente.


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Ultima modifica: 24/09/2020 - 18.08