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PSICOLOGI DELLO SPORT

ALTRI SPORT 14/01/2020

Rubrica


PSICOLOGI DELLO SPORT
Le Figure deboli sono anche fra i carnefici


Recenti fatti accaduti in Friuli, con le aggressioni a ciclisti da parte di una persona con una diagnosi di disturbo psichico, conferma che non è possibile confidare sul comportamento degli altri attori sociali per garantire la sicurezza per sè.



In breve, per chi non ne fosse a conoscenza, i fatti: una persona già nota sia alle forze dell’ordine che alla reste assistenziale la quale (secondo le informazioni disponibili) ha ricevuto una diagnosi di disturbo borderline, si è reso autore di alcune aggressioni dirette e alquanto pericolose nei confronti di ciclisti in allenamento nel territorio della pedemontana friulana.

Le aggressioni, verbali ma anche fisiche, non hanno avuto per fortuna conseguenze ma non possono essere liquidate con la semplice spiegazione associata ad un probabile disturbo psichico. Per la precisione, il disturbo borderline è una sintomatologia nello spettro della personalità caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e connotato da azioni marcatamente impulsive. Nel campo clinico la denominazione viene talvolta utilizzata per definire una classe di sintomi di difficile identificazione che modifica la relazione della persona con la realtà e ne condiziona i comportamenti.

Soprattutto, chi ne è affetto adotta una visione negativa e prevaricante dell’ambiente. In questo caso sembra che la reazione nei confronti della specifica categoria sia stata causata da un precedente diverbio che ha probabilmente slatentizzato il sintomo.

Sorvolando sulla necessità di un maggior controllo e necessità di restrizione per persona che possono essere pericolose per sé e per gli altri, ciò dimostra che – come anticipato nel precedente intervento – la strada è luogo di convergenza di più categorie di attori sociali con caratteristiche e regole proprie e che, in condizioni particolari, non è possibile assumere tali regole come riferimento per comportamenti di sicurezza. Le regole formali (Codice della Strada) vengono troppo spesso prevaricate da quelle informali che in casi parossistici – come quello descritto – superano la normale possibilità di previsione.

Se i nostri strumenti di previsione falliscono, inevitabilmente perdiamo la possibilità di gestire adeguatamente le informazioni ambientali e regolare i nostri comportamenti. Ma tali regole sono basate sulla previsione di come si comporteranno gli altri, assumendo come criterio di discriminazione i nostri stessi comportamenti. Senza considerare che questi possono divergere notevolmente.

Ciò accade anche in condizioni di relativa normalità: se un utente attraversa un incrocio con il semaforo verde confidando sulla reciproca valutazione della regola, non considererà che un altro utente può interpretare in maniera differente la stessa regola o – per variabili intervenienti come la distrazione – non considerarla affatto. Si crea pertanto un effetto paradosso (peraltro ben noto in letteratura) che produce condizioni di pericolo paradossalmente superiori a quelle che le regole vogliono evitare.

Per tutta una serie di motivi, condizioni come quelle descritte stanno uscendo gradualmente dalla condizione di anormalità per divenire situazione sempre più comune: è sufficiente considerare il graduale aumento della popolazione anziana sulle strade, l’aumento progressivo ed esponenziale dell’utilizzo di farmaci che hanno la caratteristica di modificare lo stato di attenzione, la reattività e l’umore, per comprendere come sempre di più chi utilizza mezzi di trasporto non è nelle perfette condizioni psico-fisiche che la guida di un qualsiasi mezzo richiede.

Contemporaneamente, si incentivano – sull’onda di una ritrovata attenzione per l’ambiente – comportamenti eco-friendly (come utilizzare la bicicletta per recarsi a scuola o sul posto di lavoro) spingendo sempre più utenti ad utilizzare le strade in condizioni che ne aumentano le condizioni di insicurezza, in mancanza di adeguamento di regole, controlli sulle regole e infrastrutture (che non sono ottenibili in tempi brevi).

Come abbiamo più spesso rimarcato nei nostri interventi – basati sulle conoscenze disponibili e sulle metaricerche effettuate dalla commissione Psicologia del Traffico di PDS Psicologi dello sport – la modalità più efficace per garantire per sé condizioni di sicurezza è agire indipendentemente dal comportamento degli altri, ipotizzando azioni che si discostano dalle previsioni (anche in maniera parossistica come dimostra l’episodio citato), che possono non essere confermate.

Traendo tecniche dalle metodologie già ampiamente utilizzate in altri comparti, come la sicurezza aziendale, queste possono apparire in qualche complesse e richiedono sicuramente addestramento ma sono le uniche in grado di garantire risultati efficaci.

Anticipando possibili obiezioni, agire per garantire la propria sicurezza personale non corrisponde affatto a una sorta di visione egoistica di un fenomeno che ha caratteristiche sociali. Al contrario – esattamente come avviene nelle più avanzate forme di gestione della sicurezza organizzativa – si tratta di una forma di reciprocità poiché il risultato è quello di abbassare il livello di pericolo reale per tutti gli attori presenti nell’ambiente.

 

 


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Ultima modifica: 29/05/2020 - 14.22