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ANZIANI ALLA GUIDA E COMPORTAMENTI DI SICUREZZA

ALTRI SPORT 20/09/2019


ANZIANI ALLA GUIDA E COMPORTAMENTI DI SICUREZZA
Parte 1


Grazie alle migliori prospettive di vita aumenta la presenza di over 65 alla guida di automobili ma anche fra le utenze deboli, come io ciclisti, compresi quelli sportivi. Un fenomeno che non può essere sottovalutato da qualunque prospettiva lo si osservi.



Cambiamenti importanti nell’assetto della società latino-mediterranea, in particolare l’allungamento della vita media e la necessità di molte persone a dover provvedere a loro stesse anche in particolari fasi della loro esistenza, porta progressivamente ad alimentare la categoria di anziani che utilizzano automobili per i loro spostamenti. Tale presenza non è più trascurabile e non può più essere considerata un’eccezione. Al contrario i numeri ci informano che la fetta di utilizzatori over 65 non solo è fra le più numerose, ma è anche quella che segnerà i maggiori incrementi nei prossimi anni. Alcune condizioni legate all’anzianità e aspetti secondari come la non totale efficacia dei controlli medici, rende necessario modificare l’approccio in caso di interazione, senza mettere in discussione il diritto di autonomia di questa categoria, ma considerandone comunque che peculiarità.

La presunta propensione della categoria a provocare e subire incidenti è in realtà articolata. Il dato assoluto (numero di incidenti in un periodo di riferimento) suggerisce che sono i giovani guidatori a subire e provocare lesioni ma, grazie alle condizioni fisiche, superano più facilmente i traumi. Il dato relativo, al contrario, dimostra come le persone anziane, pur percorrendo meno chilometri rispetto alle altre categorie, incorrano in un maggior numero di incidenti.

In altre parole, pur essendo meno frequentatori del traffico, e pur adottando in maniera volontaria comportamenti di sicurezza, la presenza di una persona anziana alla guida costituisce un pericolo reale superiore rispetto alle altre categorie.

Ciò, ovviamente, non per deliberato desiderio, visto che – in caso di impatto – più frequentemente le vittime sono proprio gli over 65, ma per la difficoltà che l’anzianità comporta nella guida di un mezzo che nel corso degli anni ha sicuramente raggiunto standard di sicurezza elevati, ma non considera, in fase di progettazione, l’utilizzo in condizioni non standard (massima efficienza).

Molti fattori spingono a prendere in considerazione questi aspetti: l’aumento progressivo della vita media ha elevato di conseguenza la presenza di over 65 (questo è il limite convenzionale di entrata nella fase di anzianità) in tutti i contesti sociali. Si calcola che questa categoria rappresenti ormai il 20% degli utenti (l’80% di sesso maschile). Tale percentuale è destinata ad aumentare ulteriormente al punto che alcuni importanti gruppi industriali, con interessi nell’automotive, stanno progettando automobili e sistemi per facilitare la guida alle persone anziane, poichè costituiranno un importante area di business per gli anni prossimi a venire.

Perdita di capacità motoria, percettiva e cognitiva, rendono gradualmente meno efficiente la guida e allungano i tempi di reazione anche senza la presenza di condizioni mediche come malattie neurodegenerative. L’attenzione divisa (cioè la capacità di orientare l’attenzione su più stimoli contemporaneamente), abilità che nel contesto del traffico è normalmente insufficiente anche in soggetti giovani, perde efficienza così come il meccanismo di accomodamento visivo (la messa a fuoco di oggetti vicini e lontani).

Il segnale nervoso rallenta e ciò, oltre ad aumentare i tempi di percezione/reazione, comporta una difficoltà sempre maggiore ad assumere decisioni che in caso di traffico richiedono tempi decisamente rapidi. In casi estremi, soprattutto a causa dell’esordio – spesso non riconosciuto - di malattie che incidono sul sistema cognitivo (come la demenza e la malattia di Alzheimer) l’anziano può perdere l’orientamento ed imboccare in senso contrario strade a senso unico o percorrere una rotabile pensando di essere su quella abituale, oppure regolarsi in maniera errata sugli incroci, in caso di semafori o segnali stradali.

La vista, il canale sensoriale a cui affidiamo buona parte delle nostre valutazioni spaziali durante la guida, perde inevitabilmente efficienza anche in assenza di precedenti malattie oftalmiche: rallenta l’accomodamento, l’adattamento alle condizioni di luce, l’acuità generale. La retina dell’anziano ha bisogno di una quantità di luce fino a tre volte superiore, per essere attivata, rispetto a quella di una persona giovane. Se per un ventenne l’imbrunire è ancora una condizione favorevole, per un anziano è come se l’orologio fosse spostato qualche ora più avanti.

A queste situazioni, che fanno parte del normale decadimento fisico connesso con l’anzianità, si associano altre condizioni secondarie come l’uso di farmaci che vengono prescritti per comuni patologie (cardiovascolari, metaboliche, articolari…) ma che comportano spesso sonnolenza, soprattutto se compresenti. Colpi di sonno, momentanee e improvvise apnee, perdita di coscienza o dell’orientamento, possono provocare condotte irregolari o incapacità di mantenere il controllo del mezzo.

Raramente gli incidenti provocati da persone anziane hanno come concausa un abuso di alcol o droghe, come nel caso di categorie più giovani, ma gli effetti di queste sostanze possono essere – all’atto pratico – quasi sovrapponibili.

Ciò nonostante il fatto che, come le ricerche dimostrano, le persone anziane sono spesso consapevoli delle loro difficoltà ed adottano delle misure compensatorie come una guida più prudente, la rinuncia ad utilizzare le vetture in orari non favorevoli – ad esempio per scarsa luminosità – o facendosi aiutare nelle manovre più difficoltose.

A ciò si associano altri aspetti, spesso sottovalutati rispetto a quelli già noti e enunciati. Non sempre le persone si rendono conto delle loro difficoltà e richiedono l’aiuto del medico o le evidenziano in occasione della visita di idoneità per il rinnovo della patente di guida. La valutazione del professionista – come chiunque ha potuto sperimentare – è spesso frettolosa e poco accurata e il questi non sempre è propenso ad inviare il richiedente a costosi accertamenti, necessari per formulare una valutazione precisa. Nella nostra cultura, inoltre, la classe medica tende spesso a non privare la persona anziana della possibilità di spostarsi autonomamente temendo – non proprio a torto - conseguenze secondarie come isolamento sociale e stati depressivi.

I parenti, da parte loro, non sempre sono attenti all’esigenza di una valutazione accurata per evitare le conseguenze di una perdita di efficienza alla guida che potrebbe essere dannosa per la persona cara e per gli altri utenti. Non solo la letteratura specialistica ma anche la nostra esperienza clinica dimostra come più spesso i parenti tendano a negare o rallentare l’accettazione di malattie degenerative o anche la semplice perdita di efficienza, poiché questi segnalano l’avvio dell’irreversibile avvicinamento alla fine dell’esistenza e al dolore che ciò comporta.

Nella persona anziana è spesso presente depressione e bassa autostima per la purtroppo ridotta prospettiva di vita e altre concause come malattie, dolori, lutti, isolamento ecc. che viene contrastata con farmaci di cui – in questo caso – è però difficile l’operazione di dosaggio che spesso risulta poco accurata anche perché si tende a considerare inevitabile questa condizione. Ciò porta talvolta a effetti paradosso come l’eccessiva elevazione del tono dell’umore, con conseguente sovrastima delle proprie possibilità fisiche, motorie e cognitive e sottostima dei rischi.

Anche in assenza di farmaci, tuttavia, il sistema inibitorio tende ad essere compromesso più rapidamente rispetto a quello attivatorio. In caso di interazione in condizioni di traffico e regole ambigue, ciò può avere l’effetto – soprattutto in concomitanza con limitate abilità di percezione e valutazione – di tendere ad assumere una guida non solo poco prudente ma addirittura aggressiva.

Questi comportamenti non sempre sono anticipati da segnali che possono allarmare i parenti o chi ha in carico la persona anziana: le malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, ha un’evoluzione non lineare, talvolta piuttosto lunga, che prevede delle fasi di retroattività (che a volte vengono interpretate come rassicuranti) e delle accelerazioni improvvise che ne rendono oggettivamente difficile la comprensione.

Non tutte le aree di funzionamento vengono compromesse contemporaneamente e con la stessa progressione; quasi sempre alcune vengono completamente preservate o deteriorano molto lentamente, a dispetto di altre che perdono rapidamente efficienza. Un anziano e la sua famiglia possono verbalizzare una situazione non compromessa senza rendersi conto che, anche se elaborazioni cognitive e memoria sono efficaci, la guida di una vettura potrebbe risultare pericolosa, a causa della difficoltà nel mantenere l’orientamento spaziale.

Abbiamo verificato di persona come spesso le persone anziane vengano introdotte nelle case di riposo, dove trascorreranno il resto dei loro giorni, a causa dell’impossibilità di provvedere a loro stessi o di essere gestiti dalla famiglia, ancora con una patente di guida valida e, in qualche caso, avendo guidato fino al giorno precedente.

 


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Ultima modifica: 29/05/2020 - 14.22