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SOPRAVVIVERE SULLA STRADA

ALTRI SPORT 16/04/2019


SOPRAVVIVERE SULLA STRADA
La conferenza a Ponte nelle Alpi il 28 marzo sul tema della sicurezza stradale




Durante l’incontro del 28 marzo organizzato dal Comune di Ponte nelle Alpi nell’ambito della rassegna "Chiacchieriamo di…”con il tema "Sopravvivere sulla strada” è stato presentato il risultato di una interessante indagine effettuata da PDS – Psicologi dello Sport, spulciando le conversazioni di differenti categorie di utenti dei principali social.

L’indagine, che non aveva pretesa di rigore scientifico ma solo di descrivere un fenomeno in verità ben noto, ha misurato la differenza qualitativa delle risposte al seguente quesito: «Secondo lei qual è la modalità più immediata ed efficace per limitare il numero e gli effetti degli incidenti stradali che coinvolgono ciclisti in impatti con altri utenti della strada?». La genericità dell’affermazione è necessaria per stimolare qualsiasi interpretazione senza condizionare chi ha fornito una risposta nei due campioni di riferimento, A) coloro che si riconoscono nella categoria degli "automobilisti” e rispettivamente B) in quella dei "ciclisti”. Sorvolando sulla modalità di campionatura e su qualsiasi aspetto statistico (la tecnica è quello dell’Analisi della conversazione) di seguito le risposte accorpate secondo "parole sature” che hanno ottenuto una maggior frequenza radunate nei due campioni:

Categorie (gruppi) automobilisti:

  1. Imporre ai ciclisti di rispettare il C.d.S.
  2. Vietare ai ciclisti di viaggiare affiancati
  3. I ciclisti devono prestare più attenzione
  4. I ciclisti devono utilizzare solo le ciclabili
  5. Le biciclette devono essere considerate alla stregua di motocicli (fanali, R.C. …)

Categorie (gruppi) ciclisti:

  1. Velocità max 30km/h nei centri urbani
  2. Ridurre la presenza di auto sulle strade
  3. Distanza minima 1,5m nel sorpasso ai ciclisti
  4. Lotta alla doppia fila e il parcheggio selvaggio sulle ciclabili
  5. Obbligatorietà dei sistema I.S.A.
  6. Vietare il sorpasso nelle rotonde alle auto

Risulta abbastanza evidente il fenomeno sociale della "polarizzazione delle opinioni” che aumenta la distanza delle visioni, destinate inevitabilmente a non incontrarsi. Vi è infatti una quasi totale sovrapposizione del tentativo di ciascuna categoria di limitare i gradi di libertà dell’altra categoria.

In altre parole ciascuno pretende che siano gli altri a cambiare il loro comportamento, ma nessuno è disposto a modificare il proprio.

A ciò è possibile associare una serie di riflessioni che PDS sta integrando nelle sue conoscenze:

a.    Ciascuna categoria tende a scaricare sull’altro la responsabilità degli accadimenti dannosi e, assolvendosi, non è disponibile – se non in misura ridotta – a rivedere i suoi comportamenti.

b.    Gli approcci che tendono al raggiungimento di un livello di sicurezza accettabile attraverso il rispetto dei codici e la pratica sanzionatoria sono insufficienti (per quanto imprescindibili) poiché basati sul presunto rispetto di norme formali (che non può essere raggiunto in mancanza di un controllo efficace) e informali (a causa della differenza di visioni).

c.    L’attribuzione di spiegazioni esterne al nostro comportamento (responsabilità di altri) crea condizioni per cui sfuggono i reali rapporti causa-effetto, impedisce l’assunzione di esperienze dirette e vicarie e la creazione di risposte automatiche stereotipate.

Riguardo al secondo punto, una ulteriore riflessione emersa è che in una fase in cui si sta fortunatamente discutendo un approccio al problema (che nei prossimi anni presenterà conti sempre più pesanti), se vengono messi in campo visioni opposte che in sede legislativa diventano forze politiche, il rischio è che prevalga la fazione maggiormente dotata di supporto politico, che non è certo quella della categoria degli utenti delle due ruote.

Durante l’incontro sono stati trattati altri temi, come l’influenza di variabili sociali nel livello di aggressività e la difficoltà di integrare informazioni ambientali che modificano e rendono parziale il livello di rischio percepito. Infine, particolarmente interessante l’intervento del dott. Montenero relativo alla L. 41 ("Omicidio stradale”), una legge sicuramente imperfetta e in via di rimaneggiamento ma che può essere probabilmente utilizzata come deterrente per i comportamenti che integrano in una certa misura una componente di dolo.

 

 

 


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Ultima modifica: 24/01/2020 - 18.14