Mi piace molto raccontare storie, ne ho tante e stavolta
per chi ha voglia di leggerla, bè, "beccatevi questa” assolutamente Vintage, quando
negli anni ’70 dell’ormai scorso secolo, si potevano fare cose assolutamente
impensabili adesso.
Dunque, partiamo proprio dall’inizio: il mio primo sport e primo
amore incondizionato, è stato il Basket a cui ne sono seguiti molti altri prima
di arrivare all’attuale ciclismo fuoristrada.
Il mio primo tesseramento sportivo risale al 1964. A 7 anni
si va a palleggiare nel campetto annesso alla canonica del paese, in sostanza
il campetto del parroco, sempre aperto e subito ti fiondi nel minibasket nella
squadretta del paese con tutti gli amici delle scuole elementari.
Chi ha voglia continua, prima le giovanili, poi i più bravi
e/o costanti vanno avanti. Il Manzano Basket sta crescendo di categoria,
arriviamo fino in serie "C” che in quel periodo dalle nostre parti era molto
competitiva e arriva il momento che non c’è spazio per tutti. Atleticamente
sono sempre stato scarso, ho allora e poi sempre supplito con la dedizione e l’impegno,
per un periodo facevo da assistant coach per le giovanili, ma ormai in molti
volevamo semplicemente giocare noi in prima persona invece che assistere dalla
panchina.
Così succede che ancora giovani, ci troviamo in una decina
e progettiamo una cosa che oggi sarebbe assolutamente impossibile: fondare una
squadretta e ripartire da zero, dalla prima divisione a iscrizione libera. Eravamo
tutti a cavallo dei 20 anni, io ne avevo 19 come la maggior parte, forse il più
"vecchio” ne aveva 21.
Il paese vicino, San Giovanni al Natisone non aveva nessuna
squadra, qualcuno di noi proveniva da lì, ha parlato con il Comune per stabilire
base nell’unico campetto all’aperto con fondo in asfalto esistente, gli hanno
detto di sì e autotassandoci di qualche decina di migliaia di lire ciascuno, pochi
soldi anche allora, fondiamo la squadra solo per poter giocare ufficialmente.
Niente strutture, un campetto concesso per mera bontà, niente
allenatore, squadra collegiale ed autogestita. La prima decisione abbastanza
divertente è come chiamarci.
C’è da dire che l’America allora, NBA e anche il loro Basket
Universitario forse più di oggi era da sempre un mito di cui arrivavano
scampoli di notizie solo dai giornali specializzati. Un universo cui ambivamo ingenuamente
senza in realtà conoscerne più di tanto. Però qualcuno ci si ispirava in
maniera un po’ spudorata: ricordo una squadra di Santa Maria la Longa, un paese
piccolo, che orgogliosamente partecipava con maglie ricopiate da quelle USA con
la scritta "St. Mary” …
Era appunto il 1976 e tra le squadre NBA erano famosi i
Philadelphia ‘76ers (riferito ad una ricorrenza storica americana) e la
tentazione forte dei più fomentati, tra cui il sottoscritto, era chiamarci "Saint
John ’76ers”. Per fortuna e un briciolo di realismo, decidiamo di ripiegare su
un più sobrio "Basket Team 76”.
Squadra fatta con le piccole ed allora accessibili anche a
20enni incombenze burocratiche necessarie,
nome deciso e si comincia. Avendo a San Giovanni solo il campo all’aperto, si
parla anche con il nostro Comune per la concessione del palasport esclusivamente
nel caso di pioggia per non interrompere l’attività, cosa fatta, sottolineo
ancora a 20enni semplicemente appassionati, finalmente si parte.
Mi farebbe piacere poter raccontare di imprese epiche, ma
non è andata così. Eravamo le seconde scelte di una squadra di serie "C”, la
competitività era molto forte anche al livello di ingresso e il più delle volte
le abbiamo prese di santa ragione. Però abbiamo costruito da soli un nostro
ambito per partecipare a gare federali e ci siamo divertiti lo stesso.
Ricordo benissimo e lo ho appena raccontato come è
cominciata, molto meno come è andata avanti e poi finita. Per me è durata un
paio di stagioni, poi mi sono scassato pesantemente un ginocchio e rivolto ad
altre discipline sportive in cui questo infortunio era meno penalizzante.
Sicuramente ognuno di noi si è dedicato allo studio, al lavoro, ad altri sport e questa esperienza si è conclusa.
Vi ho scritto queste righe perché, come accennato più volte,
ogni tanto ripenso a questa esperienza e mi chiedo rapportando al mondo pieno
di vincoli di oggi, come potesse ormai quasi 50 anni fa essere possibile che
una decina di ragazzi potessero semplicemente decidere di fondare una
squadretta senza ambizioni se non competere e divertirsi e riuscissero a farlo
in semplicità, mentre nel mondo di adesso che ne avrebbe un bisogno assoluto, immagino
che cose così non siano assolutamente nemmeno più pensabili.
P.S. Pensandoci meglio, bè, quest’ultima considerazione non è proprio
vera. Anche adesso rimangono e si sono creati nuovi spazi di iniziativa che i
giovani sfruttano in maniera diversa come sono diverse le situazioni ambientali
e soprattutto tecnologiche.